Sicilia, ancora mistero sulle condizioni del ponte Brancato Chiaramontano.

Non è stato possibile verificare se la struttura del Trecento sia ancora integra sul fondo del lago artificiale

di Mimma Lo Martire

Lo storico manufatto è sommerso da decenni dalle acque della diga Rosamarina, sul fiume San Leonardo, in provincia di Palermo.

Diga Rosamarina, Caccamo (PA)

A causa dell’acqua troppo torbida non è stato possibile verificare se l’antica struttura sia ancora lì e in che condizioni. Né tanto meno fare foto o riprese video.

Così, il sopralluogo del 13 novembre scorso, ad opera dei sommozzatori professionisti Monica Restivo dell’ associazione sportiva “Blue Aura Diving Club” di Santa Flavia, Giuseppe Cipolla e Riccardo Cingillo (documentarista subacqueo) – fortemente voluto dal sindaco del Comune di Caccamo, Nicasio Di Cola e dall’insegnante Roberto Riolo – dovrà necessariamente ripetersi in un momento più propizio.

I sub professionisti, Giuseppe Cipolla, Monica Restivo (in primo piano) e il documentarista Riccardo Cingillo (in alto sinistra) e l’insegnante Roberto Riolo (dietro)

La profondità rilevata dai sub, nel punto in cui dovrebbe trovarsi il ponte, si aggirava prevalentemente sui 27 metri, facendo crescere la preoccupazione sul destino del manufatto. Il quale potrebbe essersi spezzato, dopo tutto questo tempo trascorso sul fondo della diga, coperto da milioni di metri cubi di acqua. E frantumando tutte le speranze di fruizione e/o recupero.

La parte del lago Rosamarina dove è sommerso il ponte Brancato Chiaramontano

Ma per sciogliere definitivamente ogni dubbio in proposito, bisognerebbe andare sul lago con una strumentazione apposita, un ecoscandaglio professionale.

Strumento che, né il piccolo comune di Caccamo, né i privati cittadini, hanno in dotazione, possono permettersi di acquistare o affittare. Un sofisticato sonar o un Rov (un robot sottomarino teleguidato), che possa rilevare in profondità la struttura del ponte.

Si potrebbe in questo modo fedelmente ricostruirne la sagoma in tre dimensioni, riproducendone l’immagine. Tecnica usata solitamente per cercare i relitti in profondità o per tracciare le mappe dei fondali.

Secondo l’ex deputato regionale Franco Piro – autore negli anni Novanta di diverse interrogazioni all’Ars (l’Assemblea Regionale Siciliana) sia sulla diga Rosamarina, sia sul destino del ponte – “potrebbero esserci ancora buone possibilità che lo stesso si sia preservato, proprio a causa del fango che lo ricopre”.

A questo punto è doveroso conoscere, una volta per tutte, il destino della storica opera. E’ sufficiente leggere cosa c’era scritto nella lapide andata dispersa (vedi foto sotto), per capire l’importanza che l’opera aveva per il suo costruttore, Manfredi I di Chiaramonte, e per la gente del luogo.

Dalla pubblicazione “La Castellana di Caccamo” di Giovanni Panzeca, Presidente della Pro loco di Caccamo (edizione del giugno 2013)

Lo si deve non solo agli abitanti di Caccamo – ai quali è stato tolto un pezzo della loro storia, sbarrato il fiume San Leonardo, modificato il territorio – ma a tutti noi.

Cittadini di una Nazione poco attenta alle sue opere d’arte e al suo ambiente naturale.

Fermo restando che anche l’acqua del bacino artificiale è un bene prezioso da tutelare e a cui non è più possibile rinunciare.

Nicasio Di Cola, Sindaco di Caccamo (Pa)

L’APPELLO DEL SINDACO

Così, il sindaco di Caccamo, Nicasio Di Cola, lancia l’ennesimo appello, che si spera questa volta venga raccolto dalle Istituzioni. Ci sarà qualcuno fra l’Ispra ambiente, il CNR, la Soprintendenza del Mare, la Protezione Civile, l’Università, l’Arpa che possa intervenire per mettere a disposizione la strumentazione necessaria?

I nostri amici sub e anche tutti gli altri che hanno dato una mano, di certo non si tireranno indietro nel dare di nuovo il loro prezioso e gratuito contributo. In modo da verificare, una volta e per tutte, le condizioni della struttura e chiudere positivamente una storia che si trascina ormai da decenni.

Per tutta la ricostruzione della vicenda che riguarda il ponte, cliccate qui.

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