Hiroshima: l’uomo della pace amico dei passerotti

di Mimma Lo Martire

Hiroshima oggi è una moderna, efficiente e ridente cittadina giapponese. Se non se ne conoscesse il tragico passato, nessuno potrebbe collegarla alla prima arma atomica, sganciata dal bombardiere Enola Gay.

Sì, lo ammetto. Anche noi nel nostro viaggio in Giappone abbiamo inserito Hiroshima per la sua triste storia e per il memoriale sulla Pace (il Peace Memorial Park), un monito a tutti gli uomini sull’uso della bomba atomica. Il parco e soprattutto il museo sono un pugno nello stomaco, a perenne ricordo dei danni fatti il 6 agosto 1945 dalla prima bomba atomica sganciata follemente su una città e i suoi inermi abitanti.

Ma non è di questo che vi voglio parlare ma di come, già appena scesi dal bellissimo e pulitissimo treno Shinkansen preso a Kyoto – da noi sarebbe stato impensabile tutto in un giorno –  quasi 800 km fra andata e ritorno, abbiamo subito capito che ora Hiroshima è di nuovo una splendida, ridente, accogliente, efficiente cittadina giapponese. Con tanto verde, trasporti integrati e veloci: puntuali come i giapponesi. Dopo aver visitato il parco e visto il museo, ci è rimasto un po’ di tempo per una breve ma imperdibile escursione, per vedere il santuario sul mare di Itsukushima, nella vicina isola di Miyajima.

Ma è sulla strada per il Parco che abbiamo incontrato il nostro amico, ai bordi del fiume Ota, fiume mancato per pochi metri da “Little Boy”, l’orrenda bomba nonostante il simpatico nome.

Per prima cosa ho notato la bici, rossa sgargiante e con un cestino pieno di depliant e altre cose, poi ho visto lui circondato da strani esserini, ma non erano decorativi: si muovevano!

Ma come è possibile, mi son detta, quest’uomo è il San Francesco Giapponese!

E io che amo gli animali mi sono fiondata per parlare con lui e provare anch’io a dar da mangiare ai passerotti.

Una scena idilliaca, il fiume, la bici, i passerotti, la gente che passeggiava nel verdissimo e curatissimo parco.

Il museo del Memoriale poteva aspettare qualche minuto ancora. Ci sarebbe stato tempo per intristirsi.

E vabbè lo ammetto, sono solo riuscita a far scappare quasi tutti i passerotti.

Lui gentilissimo, l’anziano signore della pace di Hiroshima, mi ha spiegato che è da tanto tempo che dà loro da mangiare, ormai sono suoi amici. Amici, sì. Li ha chiamati proprio così. Qualcuno dei suoi amici, più coraggioso e meno diffidente ha accettato qualche mollica anche da me e la mia giornata a Hiroshima è cominciata diversamente da come mi aspettavo. Niente angoscia, niente tristezza, la vita adesso scorre serena, apparentemente, a parte la cupola, lasciata a monito del tragico passato, non c’è niente che ricordi la devastazione. I malati di cancro continuano a esserci, ma la maggior parte è morta prima del 1975. Ci sono stati sopravvissuti, e la popolazione continua a essere monitorata.

C’è sempre l’associazione dei familiari delle vittime e dei malati che, giustamente, chiede al governo di farsi carico della loro situazione e di non dimenticare.

Ma ai visitatori esterni la città si offre bella, ridente, ospitale ed efficiente. Come il bus turistico rosso – gratis per chi ha l’abbonamento ai treni Shinkansen – che ti accoglie subito appena usciti dalla stazione dei treni.

Grazie Hiroshima!

Leggi anche: “Da non perdere a Hiroshima” , “Tokyo: I panda dello zoo di Ueno” e il racconto di Alessandra “Akahito. I passerotti e il salvataggio di fortuna”.

Questo articolo ha 4 commenti.

  1. Singolare personaggio. Delicatezza e bellezza nei luoghi ove si è consumata una immane tragedia.

  2. Certo! Sarò ben lieta di accoglierlo!

  3. Emozionante!
    Mi piacerebbe tanto scrivere un breve racconto su quest’uomo sensibile e generoso. Posso?

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