Australia, Queensland. Green Island: un paradiso nel Mar dei Coralli

Green Island è una piccola isoletta a circa 27 chilometri a est di Cairns, nel Queensland, Australia. Porta di accesso e base ideale per le escursioni sulla Grande Barriera Corallina.

di Mimma Lo Martire

Foresta pluviale, spiagge, il Marineland Crocodile Park e il suo museo di arte tribale melanesiana. Questo e altro ancora è Green Island, Parco Nazionale nella Great Barrier Reef, nel Nord Est dell’Australia.

Green Island, tramonto

E’ circondata dal Mar dei Coralli (Oceano Pacifico), ed è una delle destinazioni preferite per l’accesso alla più grande barriera corallina del mondo, Patrimonio dell’Umanità. Un vero privilegio, proprio per questo è meta giornaliera di escursionisti da ogni parte del mondo che, dalla vicina Cairns, la raggiungono con il traghetto.

Green Island, Queensland, Australia

Ma non fatevi ingannare dalle dimensioni. Green Island è piccola, sì – solo 12 ettari, per una circonferenza di circa 1,6 chilometri – ma ricca di storia. Intanto, sin dal 1937, è Parco Nazionale, Parco Marino dal 1977 e dal 1981 è Patrimonio Unesco (World Heritage), perché si trova all’interno dell’enorme barriera corallina australiana.

Prima dell’arrivo degli Europei in queste remote zone, era già luogo sacro agli aborigeni. In questa isola venivano lasciati i ragazzi per il rito di passaggio dall’età infantile a quella adulta.

Green Island ha una foresta pluviale, unico caso sui circa 300 atolli sabbiosi della barriera corallina. Essa ospita oltre cento diversi tipi di piante autoctone e tante piante particolari, dal pandano ambulante (ambulante perché le sue radici fanno tanta strada che sembra che l’albero alla fine si muova) al pioppo indiano (veniva usato per pescare, la sua corteccia interna e le radici grattate per stordire i pesci), mandorli arenicoli (così detti perché crescono vicino la spiaggia), alberi corallini (che in realtà appartengono alla famiglie delle leguminose, fagioli e piselli per intenderci, ma qui la pianta raggiunge dimensioni notevoli!) e 55 tipi di uccelli, che in questa fitta foresta trovano facilmente rifugio.

Rallo bandecamoscio con pulcini a Green Island, Australia

Di questi, 15 nidificano regolarmente sull’isola; inoltre, avrete modo di vedere grandi esemplari di fichi del Bengala (gli alberi strangolatori, si attaccano a una pianta come parassiti, le si avvolgono piano piano intorno e dentro le sue cavità, fino a toglierle luce e a farla morire. Viene praticamente, lentamente fagocitata, sino a prenderne il posto).

Fico strangolatore, Green island

Vi sono anche palme di cocco, ma queste, si pensa, furono portate dai marinai alla fine dell’800, per fornire cibo e riparo ai pescatori e ai marinai bloccati sul posto.

Egretta sacra a Green Island

L’unico resort dell’isola cerca di essere a basso impatto ecologico, con casette basse mimetizzate nel verde, con il riciclo dell’acqua e con la depurazione delle acque nere. E’ dotato di un dissalatore e quindi viene risparmiata l’acqua dolce dell’isola.

Inoltre, i visitatori giornalieri del Parco alle 16 lasciano l’isola, perché riparte l’ultimo traghetto per Cairns. Così, da quel momento, vi sentirete totalmente parte di un piccolo angolo di paradiso terrestre.

Green Island, l’ufficio informazioni

Le spiaggette sono tutte per voi e avrete la possibilità di avvistare le tartarughe che nuotano quasi sino alla riva. La sera, poi, è possibile vedere piccoli squali. Quando c’eravamo noi, in particolare, ce n’era uno molto abitudinario che veniva a mangiare i pesci praticamente sulla battigia. Inoltre, con una barca dal fondo trasparente, è stato possibile vedere la barriera corallina intorno all’isola e i pesci colorati che la abitano (di grosse dimensioni, non i piccoli pesci colorati tropicali che abbiamo visto alle Maldive).

I ragazzi del resort poi, tutti giovani, carini e motivati, durante i pochi giorni in cui siamo stati sull’isola, ci hanno fatto sentire come a casa. Sempre gentili e sorridenti, felici di mostrarci le bellezze della “loro isola”. Nonostante provenissero da ogni parte del mondo, dal Giappone, dalla Cina e …poteva mancare? Anche dalla nostra Italia.

 La prima persona che ci ha accolto scendendo dal traghetto è stata Paola, una giovane e gentile ragazza italiana (ha lasciato già da qualche anno il suo Abruzzo e l’Italia, per lavorare in Australia) e che è stata fonte di preziose informazioni.

Paola, Green Island Resort

Lei, Will e gli altri ragazzi ci hanno aiutato a scoprire e ad amare Green Island.

Alle 17 di ogni giorno, Will o un altro dei giovani componenti del team, dava un po’ di mangime ad un gruppo di pesci, dal pontile dell’isola: una diecina di minuti di esibizione in maniera da mostrarci i pesci del luogo che, precisi come un orologio svizzero, insieme ai furbi e opportunisti gabbiani, si presentavano ogni pomeriggio per mangiare a sbafo, dando così a noi ospiti del resort, l’opportunità di vederli più da vicino e di fotografarli.

Will e i pesci di Green Island

L’isola, insieme a Cairns,  è una buona base per fare una escursione alla grande barriera corallina.

La piattaforma ancorata al largo, nel Mar dei Coralli, dista circa un’ora di navigazione.

Mar dei Coralli, Il pontile Norman Reef

Noi abbiamo acquistato due pacchetti direttamente sull’isola e da lì abbiamo raggiunto la base, il pontile Norman Reef, ancorato nell’Oceano. Una piattaforma galleggiante a circa 60 chilometri da Cairns, dotata di tutte le attrezzature per fare immersioni direttamente sulla grande barriera corallina. Qui, ci siamo calati a 4 metri di profondità con lo Scuba Doo, un motorino – una sorta di scooter marino – fornito di bombola di ossigeno e un casco tipo palombaro, che ci ha permesso di scendere sott’acqua e di potere vedere i pesci da vicino, fino a toccarli! Una esperienza davvero divertente, facile anche per chi, come me, non aveva mai fatto un’immersione in tutta la sua vita!

Scuba Doo, alla Great Barrier Reef

Poi abbiamo fatto snorkeling nei pressi del pontile galleggiante, dove abbiamo avuto la possibilità di vedere una quantità enorme di altri pesci, infine, per chiudere la giornata, un bel giro con il sottomarino dal fondale trasparente. Tutto molto interessante, solo un grande dispiacere per le attuali condizioni della nostra grande barriera corallina, che non è più colorata come un tempo. Negli ultimi anni ha perso parecchie delle specie che le conferivano i bellissimi colori accesi che la rendevano unica al mondo. Ed ho avuto l’impressione che ormai, a causa del riscaldamento globale (il famigerato Global warming) il colore predominante fosse un triste marrone…

La nostra simpatica amica australiana Cristina, che era in vacanza con la figlia Vittoria, ci ha raccontato che fino a 4 anni prima c’era ancora un bel po’ di varietà di corallo. Un colpo al cuore per il nostro pianeta.

Marineland Crocodile Park: la curiosità di Green Island

Qui potrete vedere Cassius, il coccodrillo più anziano in cattività, e la magnifica raccolta di sculture melanesiane di George Craig

Green Island, sculture al Marineland Melanesia

Il Marineland Crocodile Park , all’interno del Marineland Melanesia, è il piccolo zoo museo di Green Island e appartiene a privati. Vi sono ospitati diversi coccodrilli, alcuni veramente di grosse dimensioni, tra cui uno molto vecchio, Cassius: si pensa che sia il più grande coccodrillo in cattività con i suoi 5,5 metri di lunghezza e che abbia superato i 110 anni di età! Ai grossi rettili, ogni giorno, alle 13.30 viene dato da mangiare, e lo si fa in modo da mostrarlo ai turisti che visitano il Parco.

Green Island, coccodrilli al Marineland Crocodile Park

Il museo detiene una vasta collezione di artigianato tribale melanesiano, cominciata da un membro della famiglia, George Craig, sin da quando aveva 17 anni. I Craig nel 1971 si stabilirono a Green Island e portarono con loro, dalla Papua Nuova Guinea, circa 30 coccodrilli, per lo più di acqua salata (nonostante il luogo di provenienza). Nel frattempo i rettili sono cresciuti in età e dimensioni, si sono riprodotti ed adesso sono oltre 50!

Sul blog ho pubblicato altri due post dedicati al mio viaggio in Australia. Guest star i tenerissimi koala del Cleland Wildlife Park, i marsupiali di Kangaroo Island ed i simpaticissimi quokka di Rottnest Island, gli animali che sembra sorridano.  

Questo articolo ha 2 commenti.

  1. Racconto, come sempre, ricco di dettagli e suggerimenti che fanno desiderare di prendere il primo volo per andare a godere delle meraviglie descritte. Purtroppo osservazioni che lasciano l’amaro in bocca: non ho mai avuto l’occasione di nuotare in quella meraviglia della natura che è la barriera corallina e, forse, se non mi affretto, non la avrò più. Ma passiamo ad altro, come si può rinunciare ad una immersione con il favoloso Scuba Doo? Bellissimo, per chi come me non ha mai fatto un’immersione subacquea, poter provare il piacere di un incontro ravvicinato con il mondo sommerso. Assolutamente da provare!

  2. Grazie ancora, Mimma, per questo altro racconto del tuo recente viaggio in Australia alla scoperta di mete poco conosciute, ma sempre interessanti e ricche di sorprese, alcune spiacevoli come le condizioni della barriera corallina che si trova nei pressi di Green Island, nel Nord Est dell’Australia, che purtroppo per colpa del riscaldamento globale non è più colorata come un tempo perché negli ultimi anni ha perso parecchie delle specie che le conferivano i suoi bellissimi colori. Il tuo articolo, come al solito arricchito da bellissime foto, risulta inoltre particolarmente prezioso per le informazioni sulla flora (tra cui citerei i “fichi del Bengala” o alberi strangolatori, che si attaccano a una pianta come parassiti e le si avvolgono piano piano intorno fino a farla morire) e sulla fauna dell’isola (come i coccodrilli, tra cui uno molto vecchio, Cassius, che si pensa che sia il più grande coccodrillo in cattività con i suoi 5,5 metri di lunghezza e che abbia superato i 110 anni di età!)

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